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martedì 15 gennaio 2013

PARLIAMO DELL' AUDIO


PARLIAMO DELL’ AUDIO

È affascinante per un fonico o per una qualunque persona che si voglia immergere in una ricerca quante informazioni si possono ottenere navigando nell’infinito mare del web e di quanto può essere soddisfatta la sete di conoscenza. Addirittura ci si può perdere dietro un concetto o una parola chiave sino ad arrivare all’ essenza, alla sua infinita storia e curiosità insperate.
Questo è quello che mi è successo digitalizzando su un motore di ricerca la semplice parola AUDIO. Nella scuola tecnica che ho frequentato si limitarono a spiegarmi che l’audio non è altro che il propagarsi di vibrazioni emesse da una sorgente sonora e percepite a distanza da un dispositivo capace di decodificarle. E che il nostro “limitato” orecchio riusciva a decodificare solo i suoni di una certa portata. Da qui in poi solo calcoli su transistor ed integrati, resistenze, diodi e condensatori e sezioni di cavi…in amplificatori e traduttori con mia unica soddisfazione sentire alla fine parlare di watt o di hertz. Forse avrei dovuto fare studi classici per sentirmi dire che AUDIO dal latino significa ASCOLTARE. L’ informazione sonora può viaggiare o sottoforma elettronica all’interno di dispositivi o nello spazio in onde elettromagnetiche o chiaramente in questa ultima epoca sottoforma di LUCE all’ interno di FIBRE OTTICHE.
 Ed è prima forma di comunicazione per noi umani o animali, fonte di svago, descrizione e magnificenza per coloro che operano nella musica o nelle arti visive e forma medica per chi opera in questo settore. Naturalmente prima ancora di poter pensare a quest’ ultima ipotesi (argomento che tratterò) si è studiato tanto per potere propagare informazioni più lontano possibile ed infatti il primo progetto a riguardo è stato proprio il telefono. Poi la REGISTRAZIONE. È inoltre curioso riuscire a capire ciò che succede nel cervello umano durante l’importante lavoro che il nostro orecchio fa incondizionatamente ed incessantemente facendoci percepire ogni suono, ogni sfumatura sino ad arrivare al nostro piacere o al nostro disgusto. A questo riguardo consiglio a tutti di leggere i libri scritti da uno dei più importanti otorini del nostro tempo: ALFRED TOMATIS.
O addirittura studiando i benefici o malefici della parola pronunciata e di quello che succede nel nostro corpo pronunciandola o ascoltandola, o del perché un tavolo ha quel suono…
Senza soffermarci comunque in meandri così vasti o calcoli matematici e grafici e semplificando la vita di noi addetti ai lavori sporchi, possiamo semplificare estremamente la cosa dicendo che la potenza di emissione di un suono, quindi la sua forza viene misurata in WATT o KILOWATT e la sua FREQUENZA in HERTZ o KILOHERTZ. Una bassa frequenza è un suono grave di pochi hertz mentre un suono acuto è di alta frequenza. Nella trasmissione di segnali a lunghissima portata (come ad esempio il segnale radiofonico o televisivo lanciato da un emittente) viene impiegato una frequenza portante nell’ ordine dei MEGA o GIGAHERTZ ma questo è un altro studio. L’audio essendo in stretta relazione con l’elettronica può essere a sua volta analogico o digitale. ANALOGICO risente dei cambiamenti temporanei in ogni istante mentre in DIGITALE (nato con il primo computer nel 1941) un suono (o un segnale elettronico) viene codificato in eventi che hanno come portata temporale UNO o ZERO e queste informazioni sono raggruppate in byte (un byte è uguale a 8bit).

Mi occuperò nei prossimi articoli di parlare di suoni monofonici e stereofonici, di registrazione audio analogica e digitale di mixer e di manipolazioni audio che nel cosso del tempo ho utilizzato e sperimentato.

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