IL GIUSTO VOLUME
Quale volume
tenere ad un evento? Direi senza sbagliarmi che dipende dall’evento!
Per
conferenze ed inaugurazioni di mostre io mi baserei su un volume generale soft
dei microfoni dei relatori e dei contributi audio o video se esistenti. Di un emissione maggiore rispetto al vociare
dei presenti in attesa dell’inizio ma non alzerei tanto il master del mixer. Il
pubblico deve poter sentire le parole del relatore con chiarezza ma non è un
concerto. Deve poter essere avvolto dal suono ma non aggredito. Ci deve essere
concentrazione e maggiore è il volume maggiore sarà il disinteresse causato dal
fastidio. Se il luogo è piccolo, consiglio un buon seppur contenuto impianto di
almeno 600W per poter sfruttare con un volume adeguato la pulizia del suono.
Con un paio di casse di minor portata dovremmo “spingere” il volume lavorando
così alla soglia della distorsione. Se il locale invece prevede un buon palco
ed una sala di almeno 800 posti, sfrutterei un buon impianto montato in
americana o sospeso in modo che dovendo amplificare maggiormente i microfoni
non rischio di assordare le prime file e di non avere copertura in fondo sala.
Gradirei anche altre due casse laterali a metà sala linkate o meglio comandate
da un sub master del mixer. Questo non vale per i meeting di compagnie
multilevel in quanto in queste occasioni serve, soprattutto nel momenti di “carica”
della musica e dei microfoni talmente alti da creare un euforia quasi da
discoteca. Per un comizio in piazza la voce del politico deve galvanizzare
l’attenzione di tutti ed il volume ed il messaggio devono essere ben presenti
in ogni angolo. Quindi grandi impianti e grandi volumi.
Per una
musica di sottofondo, come ad esempio per un relax o per accompagnare un voce narrante la base deve essere percettibile
ma non direttamente leggibile. Deve avvolgere e non sopraffare. Deve essere
piacevole e non invadere. A questo
proposito consiglio una musica strumentale, non cantata.
Se per una
cena o un punto di ritrovo, ricordatevi che nessuno principalmente è venuto per
ascoltare musica ma per mangiare o per conversare e fare relazioni sociali e
non è carino che si ritrovino ad urlare.
Differente
per i live show, le discoteche e qualsiasi evento si voglia stordire nel bene o
nel male le persone coinvolte. L’evento è il suono ed il pubblico deve essere
sopraffatto dal suono, stupefatto. Grandi spazi grandi watt, musica live o dj
set devono richiamare l’attenzione e magnetizzare. Per un concerto il suono
anche di kw deve essere pulito mentre per i dj’s la cosa è meno importante e
maccheronica. Tutto a palla sino a che ogni indicatore led non è fisso sul
rosso! La distorsione è ammessa a favore della potenza.
Alcuni
services audio usano dei limiters fra il mixer ed il P.A. per salvaguardare i
loro costosi impianti.
Concezioni
diverse, luoghi diversi e culture lontane. Pensiamo alle orchestre di musica
classica che con l’amplificazione hanno un rapporto strano… vorrebbero che
tutto sia acustico ma siccome l’emissione di un violino non può riempire un
arena (forse un piccolo teatro) il musicista non ama vedere ne cavi ne
microfoni (tranne i musicisti “evoluti” che usano violini amplificati) e tutto
nell’allestimento deve sembrare invisibile. Si usa anche far scendere dal
graticcio di un teatro dei microfoni panoramici a scomparsa nascondendoli
dietro un cielo per non farli notare. Altrimenti aste e microfoni dinamici (o
panoramici) per ogni sezione.
L’amplificazione
è una cosa particolare per ogni situazione. La sua esigenza in teatro deve
essere quasi impercettibile, naturale come in un opera lirica. Il suono
dovrebbe sembrare provenire dal palcoscenico, dalla buca d’orchestra e dai
cantanti e non dalle casse acustiche. È questa la sensazione giusta. Molti
fonici credono di essere pagati a watt e non a prestazione. Un buon lavoro ed
una buona amplificazione dipende dalle circostanze e fa nel nostro mestiere un
buon fonico.
Roberto Iacomucci
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