I
LUOGHI DEL PUBBLICO
Il pubblico è fondamentale nella rappresentazione di un
opera creativa ed artistica.
Parlando di TEATRO, i posti destinati al pubblico
assumono anche una valenza sociale ed anche se pare scemata, questa discriminazione è ancora in voga. Il
teatro italiano ospita l’audience in platea di cui le prime file riservate alle
autorità quasi a dimostrare che il circolo di appartenenza è simile. Come se
fra assessore ed attore non ci siano sostanziali differenze, in bilico fra la sesta
parete, qualcosa che ricorda la rivoluzione francese ed il re sole. Questi
comunque sono i posti peggiori in un teatro dove sedersi!
Dalla prima fila in teatro notiamo tutta la costruzione
della scena! Vediamo i riflettori appesi e la loro accecante luce, forse lo
spazio fra una quinta e l’altra, gli attori dall’alto al basso…quando si cerca
infatti di coprire la vista delle americane luci e delle scenografie che devono
essere coperte dai “cieli” neri, un tecnico si siede in TERZA FILA e comunica
ai macchinisti o colleghi la giusta altezza di copertura. Quello è il limite
massimo. Se si coprisse tutto in modo che dalla prima fila non si notasse
niente appeso rischieremmo di “chiudere” troppo la scena, i proiettori non avrebbero
spazio sufficiente per essere puntati sulla scena e vedremo un cielo nero che
non sarebbe più coperto dall’arlecchino principale o dalla mantovana.
IL POSTO MIGLIORE PER SEDERSI IN TEATRO ED AL CINEMA E’AL
CENTRO DELLA PLATEA.
Infatti l’organizzatore che conosce come si lavora in
teatro, invita le autorità al centro della platea, scavalcando i pregiudizi e
facendo bella figura.
Altro posto curioso del teatro sono i primi due palchi
laterali in primo ordine, adiacenti al proscenio denominati BARCACCIA. Anche
questi riservati a sovrani e personalità sono luoghi dove la visione di uno
spettacolo è fortemente compromessa, dal palco laterale sinistro vedremo solo
il dietro le quinte destro e viceversa. Spesso ora vengono usati per allestire
regie o comunque in modo tecnico.
Alzando lo sguardo dal palcoscenico abbiamo appunto
diversi ordini di palchi, piccoli stanzini spesso non comunicanti, chiusi da
una porta ed aperti chiaramente verso il palcoscenico ospitanti massimo tre o
quattro persone. L’ultima fila in alto, denominata LOGGIONE ed anticamente
costruita per il pubblico meno socialmente evoluto, non ha palchi. È un unico
spazio aperto ove il pubblico deve seguire lo spettacolo adattandosi. Chiamata
comunemente QUARTO ORDINE anche se
il teatro ne ha più di quattro.
Nelle CONFERENZE, dove spesso le persone partecipanti
sono sia spettatori che relatori, non esiste una grossa gerarchia. Chiunque si
siede ovunque nelle ampie platee o nelle file di sedie disposte nelle varie
salette. Qui sembra piuttosto che si prediliga un aspetto scolastico dove i più
intraprendenti e rampanti si siedono nelle prime file ed i più timidi nelle
ultime. Unica differenza è che non
esistono disturbatori. Credo sia perché il pubblico è adulto, pagante e
coinvolto nel lavoro.
Differente è invece la logica del CONCERTO ALL’APERTO.
Dei gruppi rock, rap o pop agitatori di folle che in piedi danzando o
scuotendosi creano confusione e caos.
Occasione per dimenticare per poco i propri ruoli e
doveri catapultandosi in un orgia di potenza sonora e visiva sconvolgente e per
niente costruttiva. Non tutti i concerti pop praticano questa devastazione.
Dipende dal genere musicale.
Uno spettacolo dei Pink Floyd ti stupisce lasciandoti a
bocca aperta per la sua incredibile forza coinvolgente, mentre un concerto dei
MOTORHEAD porta sicuramente al movimento…
Ovunque ci sia pubblico c’è spettacolo, anche un fatto di
cronaca crea audience, un libro, una pubblicità, INTERNET, lo sport è spettacolo. Ed è qui che notiamo la
forza delle idee, della creatività e della preparazione di uno sportivo. Quando
dalla nostra sedia clicchiamo su “mi piace” ciò che in un sito web ci ha
divertito, piaciuto, sorpreso. Quando viaggiamo per centinaia di chilometri pur
di assistere ad un concerto o ad una rappresentazione teatrale o visitiamo un
museo, una città.
Tutti siamo spettatori della vita e del lavoro altrui sia
esso artistico, architettonico, concettuale o manuale. Turisti infaticabili e
visitatori della curiosità e della cultura per la nostra continua sete di
conoscenza e voglia di divertirsi.
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