Pagine

Translate

giovedì 11 ottobre 2012

NON INGOMBRATE IL PALCOSCENICO


                              NON INGOMBRATE IL PALCOSCENICO

Se siete dei musicisti, attori od artisti, quando arrivate su di un palcoscenico di teatro e lo spettacolo è ancora in allestimento, accertatevi del fastidio che potrebbe recare i vostri bagagli e non lasciate mai le vostre cose personali nei bordi del palcoscenico. Se siete invece dei tecnici,  i vostri flight case pieni di attrezzature e cavi poneteli sempre a centro palco oppure fuori dallo spazio scenico se il palcoscenico è in una piazza o comunque all’aperto. Non dovrete così spostare continuamente ingombri che rallentano la messa in opera dello spettacolo.

Sembrerà strano ma i lati del palco (bordo palco) sono i punti più utili per passare cavi audio, di corrente e quant’altro serva per allestire uno spettacolo. Sono i punti più nascosti e si utilizzano appunto per stendere tutti quei cavi di connessione che nessuno vuole vedere e soprattutto nessuno ci deve inciampare e l’avere ingombri mentre stendete ruzzole o multicord audio o cavi multipli per le luci è davvero controproducente!!

Vi risparmierete tempo e fatica ed anche qualche arrabbiatura da parte di qualcuno. Se proprio non avete altro posto dove provvisoriamente posizionare abiti di scena o strumenti musicali o attrezzeria, lasciate almeno un metro di distanza dal muro in modo che un tecnico possa lavorare comodo e sicuro di non arrecare danno alle vostre cose..

Più lo spazio scenico è libero, migliore sarà il lavoro di cablaggio e montaggio, più veloce e più preciso.

Per lo smontaggio vale la stessa regola. È davvero fastidioso inoltre dopo aver fatto uno spettacolo e vi accingete a smontare, togliere di mezzo lattine di birra, bottiglie d’acqua e cartoni della pizza dalle vostre attrezzature!

Nei teatri di un certo rilievo avete l’opportunità di lasciare i vostri bauli in fondo al palcoscenico, dietro al fondale ove solo voi tecnici avete l’accesso ed al limite attori e musicisti che devono guadagnarsi l’entrata in scena. se il palco ha un declivio (pendenza), è utile frenare i flight case ed appoggiare davanti le ruote una cantinella (stangone di legno) in modo di assicurarvi che niente scivoli.

Rivoltate sempre i bauli in modo di avere l’apertura a vostro favore così non dovrete più girarli o muoverli  se all’occorrenza vi serve qualcosa e potete così aprirli in tutta facilità. Non appoggiateci sopra altre cose.

Dopo lo scarico, la fase successiva del lavoro è la distribuzione delle apparecchiature da montare e di conseguenza il suo cablaggio quindi meno ingombri avete migliore sarà il lavoro.

IL SERVICE



              IL SERVICE- LA DITTA DI SERVIZI AUDIO-LUCI-VIDEO

Dopo queste lunghe premesse arriviamo al vivo del lavoro di art-worker.

Io lavoro spesso per ditte alle quali viene commissionato un allestimento adatto a soddisfare la richiesta oggettiva ai fini della riuscita dell’evento.

Il lavoro inizia con presa in esame dello spettacolo, con la richiesta del materiale per l’audio, la quantità di microfoni necessari, del mixer adeguato,  l’impianto di diffusione per l’area da coprire all’aperto o in un luogo chiuso, eventuali apparecchiature per il collegamento di strumenti musicali o computer se ci sono danzatori, parti recitate, ecc…

Per le luci e per tutto l’allestimento ci si informa di quanti KW di corrente si ha a disposizione, si calcolano quanti fari si possono montare e di che tipo, dei filtri colore richiesti o gobos, di che mixer luci, di quanti dimmers occorrono per il loro funzionamento, del POWER-BOX e della struttura necessaria all’appendimento,  delle americane agli stativi o alle torri.

Se c’è necessità di proiezione video e di che portata, da cosa questa viene comandata (computer o dvd player o combinate) quanto grande deve essere lo schermo se in proiezione frontale o retroproiezione.

Se è un service che fornisce anche scenografie “standard” tipo quinte nere rigide (con telai in legno e non appese) e palchi per esibizioni all’aperto, si chiede di che metratura e di che altezza, ci si preoccupa del loro ancoraggio e messa a terra della struttura, si attrezza di tutta la ferramenta. Portandone chiaramente più dell’indispensabile.

Per ogni settore non ultima cosa sono i cavi di connessione che devono essere perfettamente funzionanti e superiori in numero alla quantità minima necessaria per avere una scorta sufficiente a coprire ogni imprevisto. Annessi a questi ogni forma di adattatore per non avere sorprese in fase di montaggio.

Immaginate  cosa succederebbe se vi facessero una richiesta a distanza per una serata dove la musica viene programmata con un cd-player e quando siete sul posto (400 km di distanza dal vostro magazzino) scoprite che invece la musica viene trasmessa da computer e non avete il cavo di connessione!!! O peggio si presentano persone solo con chiavette USB con musica in MP3 e voi non vi siete portati un computer…

Nei service seri questi disguidi NON devono succedere. Un evento non può andare a monte o subire considerevoli ritardi per un cavo o per un’incomprensione e credetemi che questo è QUELLO CHE IL PUBBLICO NON VEDE ma succede più frequentemente di quello che possiate immaginare! Soprattutto nei service di zona e nelle piccole produzioni.

Mi sono ritrovato più di una volta a sprecare ore di lavoro perché nel flight-case non avevo disponibilità di cavi adatti a collegare apparecchiature messe a disposizione dal committente ed ore a cercare il modo di allungare cavi che coprissero una distanza precedentemente ignorata ed altro ancora a capire come poter fare a sopprimere l’esigenza di un cavo interrotto, l’unico per quel tipo di connessione!

IN QUESTO LAVORO OCCORRE SANGUE FREDDO E MAI FARSI PRENDERE DAL PANICO

Essendo free-lance, con il tempo ho imparato a portare sempre con me il mio zaino con dentro i miei guanti, i miei tappi anti-rumore, il mio nastro isolante, la mia pinza multiuso ed il mio kit di adattatori di ogni sorta (audio). Qualche cavo in più.

A questo punto possiamo caricare il camion, stipare il materiale in modo che ci stia tutto e non subisca danni lungo il tragitto e partire verso la meta.

Gli autogrill dell’autostrada diventeranno punti di riferimento per le vostre soste mattutine, a volte anche per pranzi e cene in orari improbabili.

Siate felici se dopo lo spettacolo, tornando in magazzino all’alba non dovete scaricare tutto ciò che avete nel camion rubandovi ore di sonno doverose per rimpiazzarlo con il materiale occorrente per domani (dopo), dove dall’altra parte di dove siete andati (ieri) vi aspetta un altro spettacolo.

Dei miei amici erano invidiosi del mio mestiere e fantasticavano su quanti posti io avessi visto, di quanti locali avessi frequentato e di quante donne avevo conosciuto…ho spiegato loro solo poche cose e di quanta autostrada invece ho battuto, degli orari di lavoro e dei panini mangiati con mani sporche. Delle camere d’albergo prenotate solo per fare una doccia…

Non che non si abbiano soddisfazioni o che non ci siano momenti di pausa ma che non si va in giro per il mondo a fare il turista. Si lavora con passione e si fa questo mestiere solo se c’è amore per lo spettacolo. Non si timbra nessun cartellino e non tutti i giorni sono uguali, non si lavora dal lunedì al venerdì e non esistono turni o scuse. Inizi a lavorare in uno spazio vuoto e dopo lo spettacolo lo spazio torna vuoto. Niente si rimanda a domani.

Magari dopo pochi giorni puoi portare tuo figlio al mare proprio mentre tutti gli altri invece lavorano nella loro routine. Non esiste routine, il bello che ogni giorno è diverso dall’altro come ogni spettacolo che segui, come ogni giorno che Dio ha creato, come ogni fiore anche della stessa specie.

Ciò che mi hanno augurato è ciò che auguro a voi.  BUON LAVORO.

IL PUBBLICO D'ASSALTO


                                     IL PUBBLICO D’ASSALTO

Il pubblico d’assalto è il pubblico delle feste. Dei raduni, delle inaugurazioni, delle serate in spiaggia e dei ristoranti.

Non è una folla di persone attenta a ciò che succede ma è lì solo per mangiare e bere e se ciò avviene gratuitamente avrete la peggiore forma di attenzione che si possa immaginare.

Scrivo ciò che vedo e dico ciò che penso.

Se siete all’inaugurazione di una mostra (anche importante) d’arte o di una opera architettonica e le persone possono godere di un ricco buffet gratuito noterete come intellettuali o stimati operatori nel campo si contendono l’ultimo o il primo pasticcino, il flou di prosecco! Accaniti a soddisfare il proprio palato si dimenticano il perché della loro presenza dando sfogo al loro bisogno più razionale.

Strafogarsi a sbafo come cavallette infischiandosene della loro competenza, sempre che ne abbiano in materia. Se poi gli invitati sono un gruppo di iscritti ad una associazione o fondazione senza arte né parte… poveri voi.

Se siete dei DJ o piano baristi e proponete brani in un ristorante per far ballare ed arrotondare il vostro stipendio di magazziniere avrete persone che si innervosiranno dei vostri volumi troppo alti mentre la cena è in corso ma si lanceranno in danze di gruppo appena finito il caffè aspettandosi di ascoltare l’ultimo tormentone dell’estate o come da quarant’anni succede in Italia la hit degli anni sessanta.

Per le feste in spiaggia o per le discoteche il target non è molto diverso…solo che preferiscono bere piuttosto che mangiare e poi…(s)ballare sino a notte fonda. Il vostro dovere di DJ è quello di mantenere un ritmo sostenuto per tutta la serata.

Di tutto ciò non rimane niente, se non uno stomaco pieno a dismisura o uno stordimento sino all’alba o nelle ore consentite tanto poi finiranno la serata altrove.

Nel caso delle discoteche tutto si risolve nelle migliori delle ipotesi con una colazione alle prime ore del mattino in un bar appena aperto dove i reduci cercheranno di mettere insieme i frammenti della serata conclusa parlando di occasioni perse con l’altro sesso o criticando persone.

Pensate poi alle sagre in piazza od alle rievocazioni storiche dove le persone passano, si fermano per un attimo davanti al vostro spettacolo, guardano e continuano il loro excursus con freddezza o al massimo “regalandovi” un tiepido applauso nella bolgia di migliaia di voci dove a malapena ci si riesce a concentrarsi.

È un pubblico senza patria che confonde l’evento con l’avvento. Sono coloro che approfittano di un evento per socializzare o per mettersi in mostra a volte dando il lato peggiore di se stessi tanto per sfogarsi.


Da spettatore ad attrazione. Da acquirente a venditore di se stessi, la scusa per essere ed apparire piuttosto che assistere.

Ogni forma d’intrattenimento ha il suo pubblico, anche i pop-corn al cinema hanno un ruolo integrante e sociale, surrogato che induce attenzione verso lo schermo, soddisfacendo il palato per concentrare la mente e distoglierla dai propri pensieri.

Tutti siamo comunque importanti nel palcoscenico della vita.

mercoledì 26 settembre 2012

i mestieri nello spettacolo



                                                        I MESTIERI NELLO SPETTACOLO

Diverse sono le figure ed i mestieri inerenti allo spettacolo; dal regista all’attore dallo scenografo al macchinista, dal light-designer all’elettricista… tante sono le mansioni artistiche che ai fini di un unico scopo lavorano in sinergia per ottenere il massimo risultato rappresentativo di un idea e molteplici sono  le cose da sapere per realizzare un evento. Non credo che al fonico basti sapere dove posizionare dei diffusori  tralasciando tutto il resto. Deve conoscere lo spazio scenico, la copertura ottimale per l’audience,  la corrente disponibile ed in caso di appendimento almeno il disegno tecnico della prima americana luci per non ostacolare il lavoro altrui.
Per mia natura sono curioso ed è anche per questo che conosco ciò di cui parlerò, anche se la mia specializzazione in audio mi affascina e mi gratifica, realizzare un progetto luci, montato ed operativo mi da soddisfazione ed anche allestire un palco con quinte e scenografie fa di me un tecnico sostanzialmente  preparato; un ART-WORKER. Chiaramente scegliendo una professione specializzata maggiore sarà la preparazione quanto maggiore sarà lo studio e la pratica e comunque non si finisce mai di…imparare. Ma ciò che scrivo è frutto finora della mia esperienza ventennale e credo comunque di aver ben assimilato i concetti base.
Ma andiamo per ordine:
Pensiamo di dover realizzare uno spettacolo qualsiasi, in un teatro con attori e musicisti. Per il momento senza supporto video. Abbiamo già il cast recitativo e musicale fatto prove su prove, individuato  le musiche, studiato le parti a memoria ed a questo punto da un idea embrionale siamo arrivati come registi ad avere una parte concreta, viva, pulsante dell’immagine che volevamo rendere visibile.
Ora inizia il lavoro più complicato della messa in scena. Decidere le luci, le esigenze audio, le scenografie, la quintatura e se lo spazio scenico da occupare è proporzionato. Le entrate e le uscite di scena degli attori, i costumi e rivedere se l’insieme di cose rende fede alla nostra rappresentazione senza dover comunque rivedere parti del recitato.
Quindi tre figure indispensabili sono state svelate. L’AUTORE, IL REGISTA ED IL DIRETTORE DI SCENA. Ora indicheranno allo SCENOGRAFO ED AL MACCHINISTA quale visione hanno del loro spettacolo; se contiene scenografie fisse o mobili, di quale materiale, se sono previsti dei fondali, come realizzare il montaggio di quinte e tutto ciò che ha a che fare con la struttura “fisica” dello spettacolo.
Lo scenografo in base alle esigenze dello spettacolo (itinerante o no, pensato per grandi o piccoli teatri, riproducibile all’aperto, ecc) realizzerà il progetto degli oggetti occorrenti e costruirà i telai, pitturerà le tele come fossero dei quadri oppure farà stampare gigantografie e studierà insieme al macchinista le giuste strategie per montare e smontare in breve tempo il materiale di scena e che sia il più leggero possibile.
Ora si può pensare di procedere e confrontarsi con il LIGHT-DESIGNER e L’ILLUMINOTECNICO. Insieme si discuterà un progetto luci comprensivo di colori, tipi di fari, esigenze di posizionamento e consumi di corrente. Si decideranno poi dei cambi di luce e delle loro intensità. Il lavoro dell’elettricista in teatro o nello spettacolo in genere assume un importanza rilevante e suggestiva in quanto è colui (o sono coloro ) che danno tridimensionalità all’evento, a ciò che vediamo dalla nostra poltrona ed è quello che ci coinvolge maggiormente da un punto visivo.
LA LUCE in arte è una componente fondamentale.
Pensate alla pittura, alla fotografia o al cinema. Senza luce non ci sarebbe ne colore ne profondità.
Rimane ora da curare la FONICA. Per questo chiederemo  ai musicisti le loro esigenze confrontandole con le indicazioni del TECNICO AUDIO che si preoccuperà di amplificare tutte le voci recitative e corali, tutti gli strumenti musicali necessari, la scelta del giusto mixer, delle giuste casse acustiche di diffusione, degli apparati utili per la “messa in onda” di eventuali suoni o rumori previsti.
L’incontro con il COSTUMISTA conclude la serie di consulenze tecniche e d ora possiamo sbizzarrirci nel vestire i nostri attori.
Abbiamo un teatro a disposizione e dopo il montaggio di tutte le apparecchiature POSSIAMO INIZIARE LE PROVE GENERALI che si effettueranno assieme al macchinista, all’elettricista ed al fonico. Questa nuova partenza ci porterà a finalizzare l’insieme del nostro spettacolo, ripensare delle battute o verificare l’efficacia delle luci e dell’audio e così via.
Tutto ora e pronto e siamo pronti per il DEBUTTO.

il pubblico



                                   I LUOGHI DELLO SPETTACOLO- IL PUBBLICO

Dobbiamo pensare che lo spettacolo e le arti sono in funzione del pubblico. Non esiste opera edita o programmata che non sia stata vista o vissuta da un gruppo di persone, critici o giornalisti. Il successo di una piece teatrale, di un concerto, di un film, di una canzone o di un programma televisivo dipende da quante persone usufruiscono dell’ opera. A quanti di loro piace e del giudizio o come chiamato in questo periodo, del loro FEEDBACK, cioè della impressione dopo aver assistito alla rappresentazione.
Gli artisti e gli autori, anche se a volte non ammettono la loro apprensione sono fortemente influenzati da questo meccanismo. Anche se un opera d’arte può essere ideata soddisfacendo solamente la visione artistica dell’artista, senza pensare minimamente alla sua destinazione o collocazione, questa contiene un messaggio, un comunicato che deve essere distribito. Più forte della parola e di linguaggio internazionale, un quadro o un opera visiva o auditiva porta in se un carattere creato dalla capacità dell’artista ed un tema, un titolo.
Ogni opera che incontra un pubblico vede la luce, vive e diventa esperienza di colui o coloro che l’anno condivisa. Tutto ciò che rimane nel cassetto della scrivania o nella mente dell’artista non esiste. Potrebbe essere una rivelazione, qualcosa che sconvolge i confini, qualcosa di incredibile ma se non viene portata nella realtà non esiste. Rimane vittima dell’incapacità o della negligenza o addirittura screditata dal creatore ed inespressa.
Pensate ad un enorme successo: jingle bells.
Una canzone che tutto il mondo canta da decenni e viene imparata ai bambini sin dai primi anni di vita. Sembra un regalo di Dio. Sicuramente Dio ha regalato l’ispirazione e l’artista con il suo talento sviluppato il motivo. La sua divulgazione ha creato il successo.

i luoghi del pubblico



                                                   I LUOGHI DEL PUBBLICO
Il pubblico è fondamentale nella rappresentazione di un opera creativa ed artistica.
Parlando di TEATRO, i posti destinati al pubblico assumono anche una valenza sociale ed anche se pare scemata,  questa discriminazione è ancora in voga. Il teatro italiano ospita l’audience in platea di cui le prime file riservate alle autorità quasi a dimostrare che il circolo di appartenenza è simile. Come se fra assessore ed attore non ci siano sostanziali differenze, in bilico fra la sesta parete, qualcosa che ricorda la rivoluzione francese ed il re sole. Questi comunque sono i posti peggiori in un teatro dove sedersi!
Dalla prima fila in teatro notiamo tutta la costruzione della scena! Vediamo i riflettori appesi e la loro accecante luce, forse lo spazio fra una quinta e l’altra, gli attori dall’alto al basso…quando si cerca infatti di coprire la vista delle americane luci e delle scenografie che devono essere coperte dai “cieli” neri, un tecnico si siede in TERZA FILA e comunica ai macchinisti o colleghi la giusta altezza di copertura. Quello è il limite massimo. Se si coprisse tutto in modo che dalla prima fila non si notasse niente appeso rischieremmo di “chiudere” troppo la scena, i proiettori non avrebbero spazio sufficiente per essere puntati sulla scena e vedremo un cielo nero che non sarebbe più coperto dall’arlecchino principale o dalla mantovana.
IL POSTO MIGLIORE PER SEDERSI IN TEATRO ED AL CINEMA E’AL CENTRO DELLA PLATEA.
Infatti l’organizzatore che conosce come si lavora in teatro, invita le autorità al centro della platea, scavalcando i pregiudizi e facendo bella figura.
Altro posto curioso del teatro sono i primi due palchi laterali in primo ordine, adiacenti al proscenio denominati BARCACCIA. Anche questi riservati a sovrani e personalità sono luoghi dove la visione di uno spettacolo è fortemente compromessa, dal palco laterale sinistro vedremo solo il dietro le quinte destro e viceversa. Spesso ora vengono usati per allestire regie o comunque in modo tecnico.
Alzando lo sguardo dal palcoscenico abbiamo appunto diversi ordini di palchi, piccoli stanzini spesso non comunicanti, chiusi da una porta ed aperti chiaramente verso il palcoscenico ospitanti massimo tre o quattro persone. L’ultima fila in alto, denominata LOGGIONE ed anticamente costruita per il pubblico meno socialmente evoluto, non ha palchi. È un unico spazio aperto ove il pubblico deve seguire lo spettacolo adattandosi. Chiamata comunemente       QUARTO ORDINE anche se il teatro ne ha più di quattro.
Nelle CONFERENZE, dove spesso le persone partecipanti sono sia spettatori che relatori, non esiste una grossa gerarchia. Chiunque si siede ovunque nelle ampie platee o nelle file di sedie disposte nelle varie salette. Qui sembra piuttosto che si prediliga un aspetto scolastico dove i più intraprendenti e rampanti si siedono nelle prime file ed i più timidi nelle ultime. Unica differenza  è che non esistono disturbatori. Credo sia perché il pubblico è adulto, pagante e coinvolto nel lavoro.
Differente è invece la logica del CONCERTO ALL’APERTO. Dei gruppi rock, rap o pop agitatori di folle che in piedi danzando o scuotendosi creano confusione e caos.
Occasione per dimenticare per poco i propri ruoli e doveri catapultandosi in un orgia di potenza sonora e visiva sconvolgente e per niente costruttiva. Non tutti i concerti pop praticano questa devastazione. Dipende dal genere musicale.
Uno spettacolo dei Pink Floyd ti stupisce lasciandoti a bocca aperta per la sua incredibile forza coinvolgente, mentre un concerto dei MOTORHEAD porta sicuramente al movimento…
Ovunque ci sia pubblico c’è spettacolo, anche un fatto di cronaca crea audience, un libro, una pubblicità, INTERNET,  lo sport è spettacolo. Ed è qui che notiamo la forza delle idee, della creatività e della preparazione di uno sportivo. Quando dalla nostra sedia clicchiamo su “mi piace” ciò che in un sito web ci ha divertito, piaciuto, sorpreso. Quando viaggiamo per centinaia di chilometri pur di assistere ad un concerto o ad una rappresentazione teatrale o visitiamo un museo, una città.
Tutti siamo spettatori della vita e del lavoro altrui sia esso artistico, architettonico, concettuale o manuale. Turisti infaticabili e visitatori della curiosità e della cultura per la nostra continua sete di conoscenza  e voglia di divertirsi.

giovedì 20 settembre 2012

LA SCATOLA MAGICA

                                                     I LUOGHI DELLO SPETTACOLO – LA SCATOLA MAGICA

Mi piace chiamare scatola magica l’ambiente scenico di un teatro, cioè lo spazio costruttivo sopra il palcoscenico. Questa grande stanza adibita appositamente per ospitare rappresentazioni e spettacoli. Abbiamo notato che nei secoli lo spettacolo ha subito trasformazioni notevoli sia nella sua struttura ospitante che nella rappresentazione. Il concetto di teatro al chiuso ha sicuramente rafforzato l’esigenza di avere uno spazio attrezzato per ogni evenienza creando degli standard esecutivi ed utilizzando delle strutture fisse ma capaci di soddisfare qualsiasi esigenza tecnica. Quello che illustrerò è lo schema di un teatro sette-ottocentesco ma dotato di tutte le moderne necessità  indispensabili ad un montaggio odierno.
Sopra il palcoscenico di cui abbiamo già parlato abbiamo la cosa più indispensabile del  teatro: il soffitto di scena, chiamato GRATICCIA. Realizzato in traverse di legno e montanti, la graticcia occupa un posto di rilievo, in quanto ad esso vengono appese tramite corde e ROCCHETTI o tramite funi in acciaio pilotati manualmente od elettricamente da argani scenografie, quinte, luci, sipari, fondali schermi e proiettori.
Questo soffitto, la graticcia, nei teatri di rilievo ha un altezza notevole rispetto al palco, a volte può arrivare anche a trenta metri. Questo deriva da un esigenza scenografica. In passato ed in grandi opere rappresentative, le imponenti scenografie raffiguranti città, case o castelli, dovevano necessariamente uscire o rientrare in scena fra un atto e l’altro (cambio di scena). Fra i tempi e luoghi narrativi della commedia o dell’opera ed il modo migliore per il macchinista era di alzarle sino a che lo spettatore non le notasse più (a scomparsa) ed abbassarne altre. Anche per gli oggetti di scena che al punto preciso dovevano apparire averli precedentemente appesi e mantenerli nascosti significava e significa una giusta collocazione.
 Davanti a queste vengono posti altri stangoni orizzontali appesi ai quali legate delle stoffe nere che coprono a vista la scenografia o ciò che si preferisce nascondere (anche le luci) chiamati cieli. Senza la graticcia il teatro non sarebbe sicuramente il posto ideale dove realizzare spettacoli. Ai lati del palcoscenico, all’altezza di un metro circa da terra, troviamo murati nelle pareti delle assi rettangolari di ferro o acciaio che servono appunto a legare le corde che scendono dalla graticcia. Questi si chiamano MANTEGNI.
Ogni corda che serve alla scenografia e che scende NECESSARIAMENTE ai lati del palcoscenico viene legata ad un mantegno e la sua costituzione rettangolare ne garantisce la stabilità. La graticcia inoltre ospita nei suoi tagli (spazio fra una traversa e l’altra) anche la “quadratura” superiore del BOCCASCENA.
 Infatti abbiamo come prima cosa l’ARLECCHINO; primo drappo orizzontale solitamente fisso e parte storica del teatro. Insieme al sipario creano la prima cornice al palcoscenico, la prima inquadratura. L’arlecchino anticamente dipinto a mano rappresentava anche nei suoi colori, disegni, simboli e stemmi  l’appartenenza araldica del teatro, dei suoi proprietari o dello stato regnante.
Dietro l’arlecchino ed il sipario inizia il nostro lavoro, quello di tecnici dello spettacolo, artisti del legno del suono o delle luci, ARTWORKER dir si voglia. La prima parte mobile appesa è la mantovana; il primo cielo di stoffa nero adatto a coprire solitamente il primo stangone con appese luci di scena chiamata AMERICANA.
Da qua sarà un susseguirsi di americane (luci) cieli (coperture di stoffa nera)  scenografie e quinte.
Nei grandi teatri, davanti al palcoscenico abbiamo il GOLFO MISTICO, chiamato anche semplicemente buca d’orchestra. Sul palcoscenico in PROSCENIO (la zona davanti al sipario) troviamo una botola centrale con apertura rivolta al palco raggiungibile da sotto palcoscenico realizzata per il suggeritore. Lo spazio delimitato dal sipario aperto e dall’arlecchino si chiama BOCCASCENA.
I PALCOSCENICI ALL’ APERTO non sono così equipaggiati, essi sono spesso formati da una sola pedana rialzata ma tutto ciò sia di notevoli o modeste dimensioni che verrà su esso o accanto montato rispecchierà la modalità ed il concetto del teatro. Vedremo in seguito i vari mestieri e le esigenze che si hanno nell’allestire e creare uno spettacolo, dall’ elettricista al fonico, al macchinista.